Ammesso il ricorso, rigettata la domanda

Capire i confini di ammissibilità della domanda innanzi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie non dovrebbe rappresentare un problema, ma dinnanzi all’interpretazione delle norme possono sorgere dubbi.

Nel caso qui esaminato, però, sono vagliate dall’ACF una serie di questioni pregiudiziali e preliminari che chiariscono, forse, i profili di inammissibilità delle domande e, inoltre, sono poste sotto esame le prove relative al corretto operato dell’intermediario finanziario rispetto alle censure mosse dal cliente.

Instaurato, infatti, nell’anno 2014 un giudizio ordinario volto ad ottenere il risarcimento di danni patiti per l’acquisto di titoli successivamente caduti in default, viene instaurato – da parte del medesimo investitore – il procedimento innanzi all’ACF, riproponendo pedissequamente le deduzioni, domande e richieste azionate innanzi al giudice ordinario.

Dinnanzi all’eccepita inammissibilità del ricorso, per estinzione del procedimento ex art. 13 del Regolamento 19602/2016, il Collegio osserva che “tale disposizione si riferisce al caso in cui sia stato avviato un procedimento arbitrale ovvero un procedimento giurisdizionale sugli stessi fatti e non risulti la dichiarazione di improcedibilità e l’adozione del provvedimento previsto dall’art. 5, comma 1-bis, del d.lgs. n. 28/2010; la stessa, proprio perché contempla un caso di estinzione del procedimento e non di irricevibilità o inammissibilità del ricorso, si riferisce al caso in cui il procedimento arbitrale o giurisdizionale sia stato promosso in data successiva all’inoltro del ricorso all’ACF. Nel caso di specie, invece, il procedimento giurisdizionale è stato avviato dal ricorrente non solo prima del ricorso all’ACF, ma addirittura prima dell’avvio dell’operatività di questo Arbitro, essendo stato introdotto con atto di citazione notificato e iscritto a ruolo nel 2014. Del resto, il fatto che la pendenza di un procedimento giurisdizionale non costituisca causa di irricevibilità del ricorso davanti all’ACF è confermato dalla circostanza che, tra le diverse cause di inammissibilità del ricorso, il Regolamento ACF contempla la pendenza di altre procedure extragiudiziali delle controversie (art. 10, comma 2, lett. b), e non anche la pendenza di un procedimento giurisdizionale”.

Dunque, la norma deve interpretarsi nel senso che l’estinzione si verifica solamente nel caso in cui, pendente il giudizio innanzi all’ACF, sia proposto procedimento arbitrale o giurisdizionale.

Sotto il profilo di incompetenza relativamente all’oggetto della domanda, il Collegio adito osserva che l’affermata violazione dell’art. 94 TUF non ricade nella competenza specifica attribuita dall’art. 4 del citato Regolamento “laddove è stabilito che questo Arbitro dirime controversie fra investitori e intermediari relative alla violazione da parte di questi ultimi degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza previsti nei confronti degli investitori nell’esercizio dei servizi e delle attività di investimento disciplinate nella parte II del TUF; ambito entro il quale, pertanto, sarà circoscritto l’esame delle risultanze istruttorie”.

Così definito il perimetro d’esame da parte del Collegio la domanda proposta dall’investitore viene rigettata sulla scorta del quadro probatorio offerto dall’intermediario finanziario in merito al profilo soggettivo dell’investitore ed esame degli investimenti.

La decisione pone in evidenza che “per quanto riguarda la lamentata inadeguatezza degli investimenti oggetto del presente ricorso, l’intermediario ha dimostrato di avere informato il ricorrente in relazione a ciascuno degli investimenti contestati, segnalandone per l’appunto la non adeguatezza; ciò nonostante, il ricorrente – tra l’altro avvezzo ad investimenti finanziari significativi per frequenza e controvalore, oltre che diversificati, ivi compresi titoli obbligazionari anche a struttura complessa – si è autonomamente orientato nel senso di impartire all’intermediario disposizione di procedere comunque con l’esecuzione dell’ordine di investimento. Dalla documentazione in atti risulta che trattasi di informazione resa per iscritto e in modo sufficientemente specifico in relazione a ciascun ordine, tanto da renderne adeguatamente edotto l’investitore che, dunque, anche in base ad un principio di autoresponsabilità, ha così assunto su di sé gli effetti dell’operatività oggi oggetto di contestazione”.

Arbitro per le Controversie Finanziarie, Decisione n. 214 del 24 gennaio 2018

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Una linea chiara pare essere stata presa dalla Suprema Corte in merito alla valutazione di meritevol...

Contenzioso finanziario

La Suprema Corte, con la decisione in commento, si è nuovamente pronunciata sul tema del conflitto ...

Contenzioso finanziario

Nell’azione proposta da parte degli investitori in merito a presunti illeciti o inadempienze imput...

Contenzioso finanziario