Nulla la notifica presso l’abitazione della madre

È nulla la notifica eseguita a mani di un familiare del destinatario dell’atto, quando viene effettuata presso la residenza propria del “familiare” e non presso quella propria del “destinatario”.

Questo il principio con cui la Suprema Corte di Cassazione, superando ogni dubbio interpretativo sul tema, ha cassato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello del Tribunale di Reggio Calabria, la quale, nel caso di specie, ha erroneamente ritenuto sussistente la presunzione di esistenza del rapporto di convivenza tra la  ricorrente e il proprio familiare (nella specie la madre), ed in base a tale errore ha fondato l’ulteriore presunzione di effettiva conoscenza da parte del destinatario effettivo dell’atto.

Le conclusioni, cui sopraggiunge il giudice di secondo grado, partono, a dire della Suprema Corte, da un’errata interpretazione del combinato disposto degli artt. 149 cpc e dell’art 7 della L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 7. Quest’ultima norma, in materia di notifiche tramite ufficio postale, stabilisce che la consegna di un atto potrà essere validamente eseguita all’indirizzo indicato sulla busta anche a mani di un familiare convivente con il destinatario. Sulla base di tale ultimo assunto, la Corte di Appello ha, quindi,  precisato nel proprio provvedimento che la consegna del piego a persona di famiglia convivente con il destinatario nel luogo indicato sulla busta contenente l’atto da notificare fa presumere che in quel luogo si trovino la residenza effettiva, la dimora o il domicilio del destinatario, con la conseguenza che quest’ultimo, qualora intenda contestare in giudizio tale circostanza al fine di ottenere la dichiarazione di nullità della notifica, ha l’onere di fornire idonea prova contraria; l’errore, segnalato dalla Corte di Cassazione, risiede proprio nell’avere applicato nel caso di specie il principio della presunzione dell’esistenza della convivenza tra il familiare ricevente ed il destinatario e quindi l’ulteriore presunzione della conoscibilità dell’atto seppur la notifica fosse avvenuta presso la residenza del familiare e non presso quella del destinatario.

I giudici di legittimità ribadiscono in particolare l’erroneo richiamo, da parte della Corte di Appello, a precedenti giurisprudenziali; questi ultimi infatti stabilivano sì la piena validità della notifica dell’atto ricevuta dal familiare convivente del destinatario ma nell’ipotesi in cui la consegna avvenisse presso la residenza del destinatario e non del familiare. L’orientamento prevalente dei giudici di legittimità ha espressamente stabilito in più occasioni che “la notifica va ritenuta nulla quando la persona di famiglia riceva l’atto nel proprio appartamento, diverso da quello della residenza del destinatario dell’atto(Cass. n. 23578 del 2007; Cass. 23057 del 2009). Ed ha precisato che, “in tema di notifica effettuata a mani di un familiare del destinatario, la presunzione di convivenza non meramente occasionale non opera nel caso in cui questa sia stata eseguita nella residenza propria del familiare, diversa da quella del destinatario dell’atto, con conseguente nullità della notifica stessa non sanata dalla conoscenza aliunde della notificazione” (Cass. n. 7750 del 2011) “in tal caso non potendosi ritenere avverato il presupposto della frequentazione quotidiana sul quale si basa l’ipotesi normativa della presumibile consegna…” (Cass. n. 26189 del 2013).

Cass., Sez. II Civ., 05 giugno 2018, ordinanza n. 14361

Alberta Vettorel – a.vettorel@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

A circa un anno di distanza dalla consacrazione nell’ordinamento dei cd. “danni punitivi”, i G...

Diritto Processuale Civile

L’erronea individuazione dell’Ufficio UNEP ai fini della notifica di un atto giudiziale e, perta...

Diritto Processuale Civile

Con una recente pronuncia la Corte di Cassazione ha statuito che la mancata indicazione del nome del...

Diritto Processuale Civile