Contratto di locazione: la riduzione ad equità della clausola penale

La Corte di Cassazione con la pronuncia n. 15753/18, depositata il 15 giugno u.s. ha ribadito che “in tema di clausola penale, il potere di riduzione ad equità, riconosciuto al giudice ex art. 1384 c.c., può essere esercitato d’ufficio, a tutela dell’interesse generale dell’ordinamento, con il fine di ricondurre l’autonomia contrattuale nei limiti in cui essa appare meritevole di tutela”.

La società locatrice ha proposto ricorso in Cassazione avverso la sentenza di secondo grado con cui era stata respinta l’opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento di una somma di denaro da parte della società conduttrice in applicazione della clausola penale contenuta nel contratto di locazione stipulato fra le parti e riferita agli eventuali ritardi nel pagamento del canone dovuto come controprestazione del godimento dell’immobile ad uso foresteria.

È stato affermato, con orientamento al quale la Cassazione ha dato recentemente seguito, che “in tema di clausola penale, il potere di riduzione ad equità, attribuito al giudice dall’art. 1384 cod. civ. a tutela dell’interesse generale dell’ordinamento, può essere esercitato d’ufficio per ricondurre l’autonomia contrattuale nei limiti in cui essa appare meritevole di tutela, e ciò sia con riferimento alla penale manifestamente eccessiva, sia con riferimento all’ipotesi in cui la riduzione avvenga perché l’obbligazione principale è stata in parte eseguita, giacché in quest’ultimo caso la mancata previsione da parte dei contraenti di una riduzione della penale in caso di adempimento di parte dell’obbligazione si traduce comunque in una eccessività di essa se rapportata alla sola parte rimasta inadempiuta“.

Nel caso di specie, la somma oggetto di condanna appare calcolata in modo abnorme, poiché quantificata in un importo ben superiore sia al canone di locazione sia alla misura percentuale precedentemente pattuita dalle contraenti, riferita alle stesse cadenze mensili secondo le quali deve essere onorata la controprestazione.
Per tale ragione la Cassazione ha accolto il ricorso.

Cass., Sez. III Civ., 15 giugno 2018, ordinanza n. 15753 (leggi la sentenza)

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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