Interessi di mora non applicati: inutile parlare di usura

Merita una menzione la sentenza resa dal Tribunale di Vicenza – n. 1187/2018 – a definizione di un giudizio seguito dallo Studio relativo ad un contratto di mutuo del quale l’attore contestava l’usurarietà.

Al di là delle consuete doglianze intorno alla sommatoria dei tassi, alla suscettibilità o meno del mero tasso di mora ad integrare base di calcolo ai fini della verifica in punto usura ed alla portata delle Istruzioni della Banca d’Italia per la rilevazione dei TEGM, la pronuncia appare interessante laddove si focalizza sull’effettiva applicazione degli interessi di mora.

A tal proposito la banca in atti aveva evidenziato non solo che, in costanza di piano di rimborso, non constavano ritardi nei pagamenti delle rate e, dunque, interessi moratori applicati, ma che, addirittura, il rapporto di finanziamento aveva visto l’estinzione anticipata per unilaterale volontà del mutuatario.

Questo aspetto è stato ritenuto decisivo dal giudice vicentino che, infatti, afferma: “si rileva che l’analisi del superamento o meno del tasso soglia relativo ai tassi di mora, nel caso di specie risulta essere irrilevante in quanto l’attore non ha assunto di essere stato inadempiente e, quindi, non risulta che lo stesso abbia corrisposto tali interessi”.

Ma il Dott. Lenzi si spinge oltre, giungendo, pare, ad annullare la rilevanza dell’usura pattizia degli interessi moratori che incidono giuridicamente solo in caso di concreta contabilizzazione: “sul punto si osserva che mentre per gli interessi corrispettivi può porsi il problema dell’usurarietà al momento della stipula del contratto, a prescindere da come il contratto verrà poi adempiuto dalla parti, perché quel tasso verrà di sicuro applicato per tutta la durata del rapporto e calcolato su ogni singola rata, in quanto fisiologico, non così può dirsi per gli interessi di mora, i quali troveranno applicazione solo in eventuale fase patologica del contratto, in cui il cliente si renda inadempiente al pagamento. Da tale circostanza ne consegue che il tasso per gli interessi corrispettivi potrà essere valutato al momento della stipula del contratto mentre quello per gli interessi moratori dovrà essere valutato nella sua esplicazione concreta avuta nel corso del rapporto”.

Approfitta il Magistrato per precisare, altresì, quali siano le modalità di conteggio degli interessi di mora, escludendo che se ne possa avere un apprezzamento in valore assoluto ed assumendo, per contro, che la valutazione debba avere ad oggetto l’incidenza del ritardo rispetto al periodo di riferimento.

“Ciò significa, ad esempio, che il tasso pattuito per la mora debba essere considerato in riferimento ai giorni di ritardo nel pagamento, perché ad esempio, se vi fossero pochi giorni di ritardo, anche se il tasso fosse ultra soglia, questo, spalmato nel trimestre, potrebbe fare rientrare il tasso nel limite legale. Quindi, anche per tale ragione, non avendo l’attore dedotto nulla in merito all’applicazione o meno, nel concreto, degli interessi moratori da parte della Banca, ogni eventuale contestazioni in merito al superamento del tasso soglia da parte del tasso moratorio, deve ritenersi irrilevante. L’applicazione di interessi moratori nel concreto, deve, anzi, essere esclusa, dal fatto che l’attore abbia estinto anticipatamente il mutuo”.

Dalle motivazioni addotte discendeva il rigetto delle domande e la condanna della parte attrice alla rifusione delle spese di lite.

Tribunale di Vicenza, 24 aprile 2018, n. 1187 (leggi la sentenza)

Giorgio Zurru – g.zurru@lascalaw.com

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