Plurime negoziazioni e plurime contestazioni

Un rapporto di durata, nel quale si intersecano diverse operazioni di investimento/disinvestimento, si connota per la complessità del rapporto e, necessariamente, in un rapporto complesso possono essere contestate molteplici condotte all’intermediario finanziario.

Muovendo da tale presupposto, la Suprema Corte esamina una ridda di contestazioni che un investitore ha posto rispetto all’operato di un intermediario finanziario e, soprattutto, rispetto alle due pronunce di merito sfavorevoli ottenute, in relazione a negoziazioni di strumenti finanziari derivati (opzioni Isoalfa put) e pone la propria attenzione su una di questioni eterogenee che vanno dall’adempimento informativo dovuto dall’intermediario finanziario in base alla normativa applicabile ratione temporis, sino alla valutazione del nesso causale tra il dedotto inadempimento ed il danno subito.

Merita così attenzione – giacché trattasi di questione ben poco esaminata nei precedenti resi in subiecta materia – la questione afferente la denuncia di carenze organizzative dell’intermediario, che i Giudici di legittimità hanno rigettato appurando un difetto di prova, come riporta la Corte di Legittimità: “Quindi è stata disattesa perché «generica non essendo, la stessa, sostenuta dall’indicazione di quelle carenze organizzative che si sarebbero tradotte in ragione di danno per gli attori» la censura relativa alla violazione dell’obbligo di assicurare un efficiente svolgimento del servizio, ai sensi dell’art.21 del TUF e dell’art.56, commi 1 e 2, del Regolamento Consob n.11522/1998 […]”.

Nel complesso, peraltro, la pronuncia in esame pone l’accento sulla genericità delle contestazioni attoree riferite non già alle singole negoziazioni, bensì “al loro complesso”, avallandosi così la posizione già assunta dai giudici di merito, secondo cui “la censura di inadeguatezza frapposta dagli attori aveva riguardato il complesso delle operazioni, come se si fosse trattato di un contratto di gestione, e non le singole operazioni, come avrebbe dovuto trattandosi invece dell’esecuzione di un contratto di ricezione ed esecuzione di ordini”.

Cass., Sez. I Civ., 18 maggio 2018, n. 12362 (leggi la sentenza)

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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