L’assenza di specifiche deleghe non esime da responsabilità l’amministratore

Con sentenza n. 9973 del 23 aprile 2018 la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi della responsabilità degli amministratori privi di specifiche deleghe.

Nel caso di specie l’amministratore di una S.p.a. ha presentato ricorso in appello avverso un provvedimento sanzionatorio notificatogli da Banca d’Italia conseguente in primo luogo all’accertamento di operazioni sociali compiute da amministratori con deleghe e relative alla gestione di fondi della società, ed in secondo luogo a una generale carenza nell’organizzazione e nei controlli interni.

La Corte d’Appello ha ritenuto responsabile l’amministratore non operativo a causa della sua condotta inerte a fronte di operazioni recanti un pregiudizio alla società. Nello specifico si è “imputato” al responsabile il disinteresse ad un’informativa dettagliata circa gli atti riconoscibili come pregiudizievoli oltreché la mancata, conseguente, convocazione dell’assemblea per la delibera dei provvedimenti di cui agli artt. 2446 e 2447 c.c.

La Corte di Cassazione nel confermare la “condanna” emessa dalla Corte d’ Appello, ha affermato che la responsabilità degli amministratori non operativi (in quanto privi di deleghe) è da rinvenirsi oltre che nella condotta inerte anche nel comportamento colposo che ha indirettamente apportato un danno alla società.

Secondo l’opinione della Suprema Corte, la colpa, nella fattispecie, viene integrata dal comportamento dell’amministratore il quale oltre a disinteressarsi degli atti di “gestione” della società del quale lui stesso è amministratore, non si è attivato al fine di evitare l’evento dannoso e non ha colposamente rilevato, con la sua condotta inerte, i percepibili segnali di cattiva gestione della società posti in essere da amministratori operativi.

La Corte prosegue affermando che il “il sistema della responsabilità degli amministratori privi di deleghe posto dagli artt. 2381 e 2392 c.c., come innovati dalla riforma del diritto societario, conforma l’obbligo di vigilanza dei medesimi non più come avente ad oggetto “il generale andamento della gestione”, quale controllo continuo ed integrale sull’attività dei delegati – ma richiedendo loro, secondo la diligenza esigibile sin dal momento dell’accettazione della carica, di informarsi ed essere informati, anche su propria sollecitazione, degli affari sociali, e di trarne le necessarie conseguenze. Il perdurante dovere di controllo in capo ai medesimi può precisarsi come obbligo di informazione attiva e passiva, nonché di conseguente attivazione, al fine di scongiurare le condotte dei delegati da cui possa derivare danno alla società; quel che è definito il “dovere di agire informato” (Sez. 1, Sent. n. 22848 del 2015)”.

Ogni amministratore privo di deleghe, e quindi non direttamente operativo, ha l’obbligo di attivarsi al fine di esser messo a conoscenza dell’attività posta in essere dagli amministratori operativi e deve inoltre assicurarsi che detta informativa oltre che puntuale risulti anche completa.

Alla luce, anche di queste motivazioni, la Corte di Cassazione ha confermato quanto disposto dalla Corte d’Appello.

Cass., Sez. II Civ., 23 aprile 2018, n. 9973

Alessandro Passanisi – a.passanisi@lascalaw.com

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