Nessun obbligo per i nonni, se possono provvedere i genitori

L’obbligazione alimentare degli ascendenti ha natura sussidiaria rispetto a quella dei genitori. Questo il principio sancito e argomentato da una recente ordinanza della Corte di Cassazione.

Una madre citava in giudizio i nonni paterni dei suoi figli minori per la corresponsione degli alimenti in favore di questi ultimi. Tuttavia, la domanda, accolta in primo grado, veniva rigettata sia in Appello che in Cassazione, in quanto la madre disponeva sia di un reddito da lavoro che di un’abitazione di proprietà. Inoltre, non era stata dedotta alcuna incapacità della stessa di incrementare il proprio reddito.

Come da giurisprudenza ormai consolidata, “l’obbligo di mantenimento dei figli minori spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l’inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui”.

L’obbligazione alimentare in capo ai nonni, oltre ad investire contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori va, dunque, inteso nel senso che i nonni non sono obbligati a prestare un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli.

Pertanto, il diritto agli alimenti di cui all’art. 433 cod. civ. sorge solo nel caso in cui i genitori non siano in grado di adempiere ai propri obblighi nei confronti dei figli, e tale incapacità sia supportata dalla prova dello stato di bisogno e dell’impossibilità di reperire un’attività lavorativa.

Cass., Sez. VI – 1 Civ., 2 maggio 2018, n. 10419

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

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