L’onere della prova nell’accertamento ex art. 548 c.p.c.

Con l’ordinanza n. 9624 depositata il 19.04.2018 la Corte di Cassazione si è espressa su due questioni fondamentali in tema di giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo.

I giudici, con la sentenza in esame, hanno formulato il principio secondo cui, allorquando nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, quest’ultimo sostenga che il credito oggetto di pignoramento sia stato estinto per compensazione, l’onere di dimostrare il controcredito (che avrebbe spiegato l’effetto estintivo) è posto a carico del terzo stesso.

Come è noto, ai sensi dell’art. 548 c.p.c il giudizio di accertamento del terzo è un processo di ordinaria cognizione, il quale si svolge autonomamente e in via incidentale rispetto al processo esecutivo.

L’onere di provare la sussistenza del fatto costitutivo dell’obbligo spetta al creditore; nel caso in cui, il terzo eccepisca l’estinzione del credito, quest’ultimo ha l’onere di provare i fatti estintivi e l’anteriorità di questi rispetto al pignoramento.

Questo è quanto ribadito dalla Corte di Cassazione nell’ambito del ricorso proposto dal terzo pignorato avverso la pronuncia di secondo grado: in tale giudizio veniva accertata l’esistenza di un credito della debitrice esecutata nei confronti del terzo pignorato nonostante la difesa di quest’ultimo secondo cui, in dipendenza di un rapporto di agenzia, il ricorrente non era debitore nei confronti dell’esecutata ma creditore.

Secondo il ricorrente, l’onere di dimostrare il controcredito non doveva essere posto a carico del terzo.

La pronuncia della Corte di Cassazione non si è limitata a statuire chi fosse gravato dell’onere di provare i fatti estintivi rispetto al pignoramento, ma ha esteso la propria pronuncia anche all’applicabilità dell’art. 51 l.f., stante il fallimento della debitrice esecutata.

I giudici hanno precisato che, poiché nel processo esecutivo presso terzi l’ordinanza di assegnazione chiude pacificamente il processo esecutivo, risulta palese che in ragione di tale chiusura, la sopravvenienza del fallimento – quand’anche si ravvisasse applicabile l’art. 51 l.fall al giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo – escluderebbe tale applicabilità in concreto.

Sul punto appare interessante segnalare la pronuncia della Sez. III Civile della Cassazione del 07/01/2009, n. 28 in tema di applicabilità dell’art. 51 l.f.

I Giudici della Suprema Corte hanno riconosciuto, in tal caso, la totale autonomia del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo debitor debitoris dal processo esecutivo nel quale si sia innestato. Ne consegue, pertanto, che se da un lato, il fallimento del debitore esecutato non è ostativo alla prosecuzione del suddetto giudizio di accertamento, dall’altro, l’unico soggetto eventualmente legittimato ad opporsi alla prosecuzione è il curatore del fallimento del debitore esecutato, e non il terzo debitor debitoris, il cui obbligo sia in discussione.

Cass., Sez. III Civ., 19 aprile 2018, ordinanza n. 9624

Francesco Giannoccari – f.giannoccari@lascalaw.com

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