Opposizione a D.I., finanziamento e mediazione: attenzione all’improcedibilità

Sono molte le volte in cui ci siamo chiesti se in un giudizio di opposizione a D.I. la mediazione fosse da considerarsi una condizione di procedibilità della domanda anche per la parte opposta, oppure se questa fosse obbligatoria anche per i contratti di finanziamento.

Di risposte, nel corso degli anni, la giurisprudenza ne ha date molte, e per quanto vi siano ancora delle perplessità in merito alla possibilità di ritenere la procedura obbligatoria in caso di finanziamento, sulle conseguenze della sua mancata attivazione da parte dell’opponente, e non dell’opposto, non ci sono più dubbi.

Questo, infatti, è quanto deciso di recente dal Tribunale di Foggia con la sentenza 321 del 30.01.2018: “Nel caso in esame il Tribunale aveva onerato le parti di attivare il procedimento di mediazione con ordinanza del 12.9.2017 (entro il termine perentorio di giorni 15). Orbene è pacifico che, nel termine concesso dal G.U., nessuna delle parti ha attivato la mediazione. Pertanto, avendo il legislatore espressamente previsto – in caso di mancato esperimento della procedura di mediazione – l’improcedibilità della domanda giudiziale, si impone la pronuncia di una sentenza di puro rito, così impedendo al processo di pervenire al suo esito fisiologico. Al riguardo va poi osservato che la Corte Regolatrice ha chiarito che “nel procedimento per decreto ingiuntivo cui segue l’opposizione, la parte su cui grava l’onere di introdurre il percorso obbligatorio di mediazione, ai sensi del d.lg. n. 28 del 2010, è la parte opponente: infatti, è proprio l’opponente che ha il potere e l’interesse a introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore. È dunque sull’opponente che deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria perché è l’opponente che intendere precludere la via breve per percorrere la via lunga. La diversa soluzione sarebbe palesemente irrazionale perché premierebbe la passività dell’opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice. Del resto, non si vede a quale logica di efficienza risponda una interpretazione che accolli al creditore del decreto ingiuntivo l’onere di effettuare il tentativo di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà l’opposizione allo stesso decreto ingiuntivo” (Cass. civile, sez. III, 03/12/2015, n. 24629)”.

Ne consegue che, in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, il termine concesso alle parti per introdurre la procedura di mediazione è da intendersi in capo al solo opponente, pena l’improcedibilità della sua domanda.

Tribunale di Foggia, 30 gennaio 2018, n. 321

Francesco Concio – f.concio@lascalaw.com

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