Se l’impugnazione è del terzo, la citazione è(ra) l’unico mezzo

Nelle procedure esecutive presso terzi, l’opposizione del terzo pignorato avverso l’ordinanza di assegnazione, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 548 c.p.c., deve di regola essere proposta con ricorso, a meno che non sia stata proposta nel periodo intercorrente tra l’introduzione della L. n. 228/2012 e le modifiche apportate dal D.L. 83/2015: in tal caso, il corretto mezzo di impugnazione era l’atto di citazione.

Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 6648/18.

Nel caso concreto, l’opposizione avverso l’ordinanza di assegnazione di un credito era stata proposta da un condominio con atto di citazione, ai sensi degli artt. 617 e 548 ultimo comma c.p.c., nella formulazione introdotta dalla L. n. 228/2012, in base alla quale “Il terzo può impugnare nelle forme e nei termini di cui all’art. 617, primo comma, l’ordinanza di assegnazione di crediti adottata a norma del presente articolo, se prova di averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o per forza maggiore”.

Il Giudice di merito, tuttavia, ritenendo che l’opposizione dovesse essere proposta con ricorso anziché con citazione, l’ha dichiarata tardiva in quanto non iscritta a ruolo nel termine di venti giorni dalla data di notificazione dell’ordinanza di assegnazione impugnata, previsto dal II comma dell’art. 617 c.p.c..

Il condominio ricorreva, pertanto, in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell’art. 548 c.p.c e l’omesso esame del motivo dell’opposizione, sostenendo che dall’espresso richiamo al primo comma dell’art. 617, discendeva che l’opposizione ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 548 c.p.c. dovesse essere proposta con atto di citazione.

Alla luce di tali considerazioni, la Suprema Corte ha ritenuto manifestamente fondati i motivi di ricorso proposti dal condominio, cassando con rinvio al Tribunale la sentenza impugnata ed enunciando il principio di diritto ratione temporis applicabile al caso concreto, secondo cui “In tema di espropriazione di crediti, l’opposizione proposta dal terzo pignorato ai sensi dell’art. 548, ultimo comma, c.p.c., […] con la quale venga contestata l’esistenza o l’entità (o altri elementi) del credito pignorato ed assegnato dal giudice dell’esecuzione in base alla mancata contestazione delle allegazioni del creditore, deve di regola essere introdotta con atto di citazione, in ragione della (attualmente abrogata) previsione normativa di espresso richiamo al primo comma dell’art. 617 c.p.c., salvo che, in ragione della materia trattata, essa non possa ritenersi soggetta ad un rito speciale che ne imponga invece l’introduzione con ricorso”.

Successivamente, l’art. 548 del codice di rito ha subito delle modifiche, tra le quali la soppressione del riferimento al primo comma dell’art. 617 c.p.c., ragione per la quale la stessa opposizione deve oggi essere proposta con la forma del ricorso.

Cass., Sez. I Civ., 16 marzo 2018, n. 6648

Nicolò Izzi n.izzi@lascalaw.com

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