Quando la vendita con patto di riscatto è contro la legge

Qualora il contratto di vendita con patto di riscatto venga stipulato al solo fine di costituire una garanzia nei confronti del creditore, pur non essendo qualificabile come patto commissorio esso si configura quale contratto in frode alla legge e dunque nullo. E’ quanto affermato dalla Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione con l’ordinanza del 26 febbraio 2018.

La controversia sottoposta all’attenzione della Suprema Corte aveva in oggetto un contratto di vendita con patto di riscatto con il quale i contraenti avevano inteso raggiungere una finalità di garanzia.

Tale accordo veniva ritenuto in prima istanza nullo dal Tribunale di Bari che assimilava la fattispecie contrattuale a quella del patto commissorio, vietato ai sensi dell’art 2744 c.c..

Tale decisione veniva però riformata in sede di appello, ove il Giudice riteneva insussistente il patto commissorio dissimulato. Il Giudice di seconde cure riteneva sì che nell’operazione contrattuale la cessione del bene era avvenuta a scopo di garanzia ma ne faceva salva la validità.

La sentenza di Appello veniva dunque sottoposta a gravame e all’esito del giudizio la Corte di Cassazione con l’ordinanza in oggetto riformava tale decisione. La stessa Corte richiamandosi a precedenti decisioni afferma infatti che «la vendita con patto di riscatto o di retrovendita, anche quando sia previsto il trasferimento effettivo del bene, è nulla se stipulata per una causa di garanzia (piuttosto che per una causa di scambio) nell’ambito della quale il versamento del danaro, da parte del compratore, non costituisca pagamento del prezzo ma esecuzione di un mutuo ed il trasferimento del bene serva solo per costituire una posizione di garanzia provvisoria capace di evolversi a seconda che il debitore adempia o non l’obbligo di restituire le somme ricevute, atteso che la predetta vendita, in quanto caratterizzata dalla causa di garanzia propria del mutuo con patto commissorio, piuttosto che dalla causa di scambio propria della vendita, pur non integrando direttamente un patto commissorio vietato dall’art. 2744 cod. civ., costituisce un mezzo per eludere tale norma imperativa ed esprime, perciò, una causa illecita che rende applicabile, all’intero contratto, la sanzione dell’art. 1344 cod. civ»

Cass., Sez. I Civ., 26 febbraio 2018, ordinanza n. 4514

Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

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