Prima di firmare occorre sempre chiedere una copia leggibile del contratto

In materia di contratti conclusi mediante la sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per disciplinare in modo uniforme determinati rapporti (nel caso di specie, utenza telefonica) la clausola con cui si stabilisce una deroga alla competenza territoriale ha natura vessatoria e deve essere, ai sensi dell’art. 1341, co. 2, c.c. approvata espressamente per iscritto. Qualora la medesima risulti scarsamente o per nulla leggibile, sia perché il modello è in fotocopia sia perché i caratteri grafici sono eccessivamente piccoli, il contraente debole può esigere dalla controparte che gli venga fornito un modello contrattuale pienamente leggibile; ma, ove ciò non abbia fatto, non può lamentare in sede giudiziale di non aver rettamente compreso la portata di tale clausola”.

Questo è il principio statuito dalla Suprema Corte con l’ordinanza n. 3307/2018 in commento.

La Corte di Cassazione è intervenuta, in sede di regolamento di competenza, circa la validità di una clausola vessatoria scarsamente leggibile presente in un contratto di telefonia. Inizialmente l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla società convenuta veniva rigettata. Veniva, però, accolta, poi, in sede di appello. La Corte territoriale, infatti, ha ritenuto che, se il contratto non era leggibile, era onere del contraente chiedere una copia leggibile o comunque un modello contrattuale identico a quello sottoscritto. In assenza di una tale richiesta, il contraente debole non può, dunque, avanzare alcuna doglianza.

Tale decisione, come anticipato, è stata, quindi, confermata dalla Suprema Corte.

Dopo aver confermato che l’espressa convenzionale designazione di un foro territoriale esclusivo, contenuta in un contratto redatto su formulari, presuppone una inequivoca e concorde volontà delle parti volta ad escludere la competenza di altri fori previsti dalla legge e che la stessa ha natura vessatoria, con conseguente necessità di approvazione per iscritto, la Suprema Corte si è, infatti, espressa con la massima indicata in epigrafe.

Cass., Sez. VI – 3 Civ., 12 febbraio 2018, ordinanza n. 3307

Sara Severoni – s.severoni@lascalaw.com

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