Rimesse solutorie o ripristinatorie: le segnalazioni in C.R. possono essere utilizzate per determinare l’ammontare del fido?

In una recente pronuncia, resa in una vertenza seguita dallo Studio, il Tribunale di Milano è tornato, tra l’altro, a pronunciarsi sulla decorrenza della prescrizione del diritto del correntista alla ripetizione degli importi, ritenuti da quest’ultimo, indebitamente versati alla banca.

Come è noto, il tema della prescrizione appare oggi tra i principali nell’ambito di tale tipologia di contenzioso.

Risulta fondamentale in simili frangenti l’individuazione del dies a quo dal quale calcolare il termine prescrizionale della pretesa ripetitoria. Tale termine differisce – come ribadito nella sentenza – a seconda che si tratti di rimesse solutorie o di rimesse ripristinatorie. Non si ritiene di indugiare sulla natura e sulla funzione di entrambe, per essere queste state ripetutamente affrontate dalla giurisprudenza dopo la celebre Cass. Civ. 24418/2010.

Nella fattispecie in parola, appare interessante riflettere su quale sia stato il percorso seguito dal Giudice ai fini dell’individuazione del tipo di rimesse individuate contabilmente.

In corso di causa, non sono emersi documenti attraverso i quali si potesse definire con certezza se si trattasse di conto affidato – fatta eccezione per gli estratti – né tanto meno l’ammontare dell’eventuale fido.

Il consulente tecnico d’ufficio, a seguito della impossibilità di determinare tale ammontare, ha ritenuto tutte le rimesse del correntista solutorie.

Il Giudice, tuttavia, giunti alle comparse conclusionali, ha ritenuto fondato il rilievo di parte attrice con il quale questa sosteneva che fosse desumibile la presenza di fido sul contratto di conto corrente “dalle indicazioni di più tassi debitori in sede di conteggio delle competenze trimestrali e dalle comunicazioni in centrale rischi”.

Per tale ragione ha rimesso la causa sul ruolo al fine di rendere possibile una integrazione della c.t.u., stabilendo che “la presenza e l’ammontare del fido potrà essere desunta, oltre che dai relativi contratti e delibere, anche dalle segnalazioni in Centrale Rischi e dai dati presenti negli e/c, in particolare dalla indicazione contestuale di più tassi debitori in sede di conteggio delle competenze trimestrali; qualora sia certa la presenza del fido, ma non sia possibile determinarne l’ammontare, le rimesse saranno considerate ripristinatorie”.

All’esito della consulenza integrativa, il Giudice ha rilevato che “il nominato CTU risulta aver tenuto conto del limite degli affidamenti, accertati sulla base delle segnalazioni in Centrale Rischi, ritenuta quindi la causa matura per la decisione;”.

Ne discende quindi che secondo il Tribunale di Milano è sufficiente, qualora non sussistano altri elementi a disposizione, basarsi sulle segnalazioni in C.R. per determinare il limite del fido, onde pervenire alla determinazione del carattere solutorio o ripristinatorio delle rimesse effettuate dal correntista.

Nello caso specifico, il Giudice ha confermato l’intervenuta prescrizione per tutti i versamenti effettuati anteriormente all’ultimo decennio, rinvenendo rimesse solutorie – sufficienti a pagare le competenze addebitate -sulla base delle rilevazioni disponibili in Centrale Rischi.

Tribunale di Milano, 28 novembre 2017, n. 11984 (leggi la sentenza)

Angelo Pasculli – a.pasculli@lascalaw.com

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