Soccombenza nel procedimento monitorio: chi paga?

Nel procedimento d’ingiunzione, la fase monitoria e quella di opposizione fanno parte di un unico processo e l’onere delle spese processuali, comprese quelle del procedimento monitorio, è regolato in base all’esito del giudizio di opposizione ed alla complessiva valutazione del suo svolgimento.

E’ quanto enunciato dalla Corte di Cassazione, con ordinanza n. 27234/17 del 16 novembre, rigettando il ricorso di un Condominio, che aveva notificato un decreto ingiuntivo, pronunciato dal Giudice di Pace di Napoli, nei confronti di una condomina. Quest’ultima si era tuttavia opposta all’ingiunzione, in quanto aveva già adempiuto al pagamento ingiunto dopo il deposito della domanda monitoria. Il Tribunale, accogliendo tale opposizione, aveva ritenuto non sussistesse più alcun credito in capo al Condominio intimante, condannandolo altresì alle spese della fase di opposizione.
Avverso tale statuizione, il Condominio ricorreva in Cassazione, insistendo affinché fosse il debitore a soccombere sulle spese del procedimento monitorio, in quanto il pagamento era stato comunque eseguito dopo il deposito della domanda monitoria ma prima della notifica dello stesso decreto, dovendo gli effetti della sentenza retroagire a tale momento.

La Suprema Corte però rileva come il condominio ricorrente ometta “di considerare l’unicità del giudizio che trascorre dalla presentazione del ricorso fino alla sentenza che definisce l’eventuale opposizione, insistendo nell’isolare il decreto monitorio come se fosse una distinta statuizione finale di accoglimento della domanda, con conseguente soccombenza sulle spese del debitore.”

La corte ha quindi rigettato il ricorso del condominio, confermando quanto già statuito dal Tribunale di Napoli con sentenza n. 1461/2016 e dichiarando la sussistenza dei presupposti per il versamento delle spese processuali da parte del ricorrente.

Il regolamento delle spese processuali, deve infatti essere effettuato in base all’esito finale della lite. Questo non viene meno nell’ambito del procedimento monitorio, in cui il contraddittorio viene instaurato in una fase successiva, ovvero con la notifica del decreto ingiuntivo. Ed è quindi dal momento di tale notifica che il creditore deve valutare la permanenza del proprio interesse alla prosecuzione del procedimento, stante il mancato pagamento del debitore.

Può quindi ormai considerarsi pacifico quell’orientamento giurisprudenziale che, nell’escludere l’autonomia del giudizio di opposizione rispetto al precedente procedimento svoltosi inaudita altera parte, riconosce l’unitarietà tra la fase monitoria e quella di opposizione, nel senso che le stesse fanno parte di unico processo, nel quale “la domanda è proposta col ricorso per ingiunzione e l’opposizione sostituisce la comparsa di risposta assumendone il contenuto e la funzione” (cass. Civ. 11 febbraio 1995, n. 1552).

Cass., Sez. VI Civile – 2, 16 novembre 2017, ordinanza n. 27234

Maria Chiara Frangella – m.frangella@lascalaw.com

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