Domicilio digitale: l’indicazione della PEC come sollievo per l’avvocato non domiciliatario

La sesta sezione civile della Suprema Corte, con l’ordinanza del 7 novembre 2017 n. 26403, ha precisato la spinosa questione circa la notifica nei confronti del difensore non domiciliatario e che, quindi, non abbia eletto domicilio nella città in cui il giudizio si svolge.

Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza emanata dalla Corte d’Appello di Catanzaro nel punto in cui la stessa aveva dichiarato la contumacia dell’appellato e accolto il gravame dell’appellante Ministero dell’Interno. In particolare, secondo I Supremi giudici, in sede d’appello il contradditorio non poteva essere considerato rituale, dato che la notifica dell’atto d’appello era avvenuta presso la cancelleria anziché a mezzo pec, contrariamente a quanto stabilito dal d.m. del 3 aprile 2013 n. 48, secondo cui, una volta che l’avvocato abbia indicato la propria pec, la cancelleria non può più considerarsi il domicilio eletto ex lege per l’avvocato extra districtum. Sul punto, nell’ordinanza si legge a chiare lettere che: “Una volta ammessa la possibilità di procedere alla notifica a mezzo pec ed escluso l’onere dell’avvocato esercente extra districtum di eleggere domicilio nel luogo in cui ha sede il giudice adito, non vi è alcuna giustificazione o base normativa per l’esecuzione della notifica presso la cancelleria.”

Se, da un lato, l’ordinanza in questione ribadisce un indirizzo già consolidato da tempo, dall’altro fa definitivamente chiarezza sul tipo di invalidità che colpisce tale tipo di notifica irrituale. Basandosi sul presupposto che il luogo in cui la notifica viene effettuata non può essere considerato un elemento costitutivo ed essenziale dell’atto, la Corte ritiene che simili vizi non possano che ricadere nell’ambito della nullità e non già nella più grave sanzione dell’inesistenza giuridica. La nullità, come tale, sarà sanabile ex tunc con la rinnovazione della notificazione su istanza di parte o del giudice, salvo la spontanea costituzione di controparte, che renderebbe vana l’irritualità della notifica per raggiungimento dello scopo.

Cass., 7 novembre 2017 n. 26403 (leggi l’ordinanza)

Rossella Pacilio – r.pacilio@lascalaw.com

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