Applicabilità del termine semestrale alle azioni contro il garante del fallito

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 24296 del 16 ottobre scorso, ha nuovamente specificato quale sia l’ambito applicativo del combinato disposto degli articoli 55, comma 2, L. Fall. e 1957, comma 1, cod. civ..

In linea generale, nei casi in cui il debito pecuniario preveda un pagamento rateale ma si tratti, in ogni caso, di un’obbligazione unica (in cui la divisione in rate costituisca solamente la modalità di pagamento agevolata e non un frazionamento del debito in obbligazioni autonome – come nell’ipotesi del piano di ammortamento di un mutuo), lo stesso dovrebbe essere considerato effettivamente scaduto solo dopo che sia scaduta l’ultima rata.

Nell’ipotesi in cui, però, contro il debitore principale intervenga una procedura fallimentare, l’art. 55, comma 2, L. Fall. prevede che la prestazione sia da considerarsi immediatamente esigibile in quanto il debitore è divenuto insolvente ai sensi e per gli effetti dell’art. 1186 cod. civ.. Il combinato disposto delle due norme determina, infatti, l’estensione degli effetti della disposizione fallimentare anche al di fuori del concorso, poiché “la dichiarazione di fallimento costituisce una causa evidente e oggettiva di insolvenza conclamata, che determina l’opponibilità anche al fideiussore della scadenza anticipata dell’obbligazione ai sensi dell’art. 1186 c.c.”.

La conseguenza dell’immediata esigibilità ex lege dell’obbligazione è che contemporaneamente inizia a decorrere il termine semestrale previsto dall’art. 1957, comma 1, cod. civ.. In sostanza l’obbligazione principale deve considerarsi scaduta alla data di apertura del fallimento del debitore principale e, da tale data, scatta l’obbligo semestrale di proporre “istanza” contro il debitore principale per l’adempimento dell’obbligazione che vanti una garanzia fideiussoria.

È necessario, però, porre una distinzione basilare: se la fideiussione sia di tipo solidale, ossia soggetta alla normativa dell’art. 1944 cod. civ., oppure se sia stato previsto il beneficio dell’escussione.

Nel primo caso, per il combinato disposto degli artt. 1944 e 1957, comma 2, cod. civ., deve ritenersi che nel termine semestrale di decadenza il creditore possa, a sua scelta, promuovere indistintamente  le sue “istanze” nei confronti del debitore principale o del garante in solido. L’equipollenza fra le “istanze” rivolte nei confronti del debitore principale e le analoghe iniziative intraprese direttamente nei confronti del fideiussore, discende direttamente dal principio di solidarietà posto dall’art. 1944 cod. civ..

In altri termini il creditore, per non perdere la garanzia fideiussoria, ha l’onere di proporre nei confronti del debitore principale, nel termine fissato dall’art. 1957 cod. civ., un’iniziativa giudiziale ovvero un’azione di cognizione o esecutiva che consenta l’accertamento o il soddisfacimento della sua pretesa creditoria. Qualora sopravvenga la dichiarazione di fallimento del debitore principale, ciò non impedisce il decorso del citato termine, in quanto il creditore, se non può più assumere iniziative giudiziali individuali, può comunque impedire la decadenza presentando domanda di ammissione al passivo fallimentare. Pertanto il creditore potrà indifferentemente scegliere di insinuarsi al passivo fallimentare del debitore principale e, così facendo, salvare i diritti nei confronti del garante, i quali potranno poi essere fatti valere nell’ordinario termine di prescrizione, ovvero decidere di agire direttamente nei confronti di quest’ultimo, realizzando con un unico atto l’ottemperanza all’onere di decadenza e l’interruzione della prescrizione.

Nel caso in cui, invece, la garanzia preveda il beneficium excussionis, proporre in prima battuta l’insinuazione al passivo fallimentare entro il termine di cui all’art. 1957, comma 2, cod. civ., sarà l’unica via per evitare di perdere l’azione contro il fideiussore.

Cass., Sez. III Civ., 16 Ottobre 2017, n. 24296

Michela Crestani – m.crestani@lascalaw.com

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