Multa per eccesso di velocità nulla se manca la contestazione immediata

La sanzione amministrativa conseguente l’accertamento dell’eccesso di velocità tramite dispositivo autovelox è nulla in mancanza di contestazione immediata. Nel verbale deve essere infatti riportata la motivazione che ha impedito la pronta contestazione. In manca di questo elemento tale atto perde il proprio valore. È questo quanto deciso dalla Suprema Corte con l’ordinanza del 23 ottobre 2017.

Il caso di specie ha riguardato la controversia insorta tra un’automobilista e il comune di C. in seguito ad una sanzione amministrativa per eccesso di velocità rilevata dalla Polizia del Comune di C. tramite apparecchiature Autovelox.

L’automobilista lamentava, di fronte al Giudice di Pace e in seguito al Tribunale di Chieti, la violazione dell’art. 142 del Codice della strada, ovvero il difetto di taratura dell’autovelox.

Il tribunale di Chieti, in qualità di giudice dell’Appello, accogliendo il ricorso avverso la sanzione, osservata che il verbale non conteneva alcun riferimento alle circostanze impeditive della contestazione immediata e che nel corso del primo giudizio nessuna istruttoria era stata chiesta e per contro risultavano in atti fotografie che rendevano palese come il tratto fosse un lungo rettilineo. Ricorreva quindi in cassazione il Comune.

La suprema Corte, nell’ordinanza in oggetto osservava “vero è che in materia di accertamento di violazioni delle norme sui limiti di velocità compiute a mezzo apparecchiature di controllo (autovelox), nell’ipotesi in cui esse consentono la rilevazione dell’illecito solo in tempo successivo, ovvero, dopo che il veicolo sia già a distanza dal posto di accertamento, l’indicazione a verbale dell’utilizzazione di apparecchi di tali caratteristiche esenta dalla necessità di ulteriori precisazioni circa la contestazione immediata. Tuttavia, nel caso in esame, posto che, come ha evidenziato il Tribunale di Chieti, il tratto di percorrenza, controllato da autovelox, era un rettilineo, in via di principio, nulla impediva agli organi di Polizia stradale di posizionarsi in modo tale che, visionata con i propri strumenti la velocità delle autovetture in transito, potessero fermare l’autovettura di cui si era rilevato l’eccesso di velocita, per gli adempimenti inerenti alla contestazione. Ed essendo ciò possibile, il verbale di contestazione non poteva limitarsi a rilevare che l’accertamento di che trattasi era stato effettuato mediante autovelox perché avrebbe dovuto, come evidenzia il Tribunale, specificare la ragione per la quale non era stata possibile la contestazione immediata”.

Alla luce di tali osservazioni la Suprema corte ha rigettato quindi il ricorso proposto dal Comune.

Cass., Sez. VI-3 Civ., 23 ottobre 2017, ordinanza n. 25030

Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

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