La risoluzione comporta la restituzione dei frutti per il godimento anticipato del bene

La risoluzione per inadempimento di un contratto preliminare ha efficacia retroattiva e comporta la restituzione di tutte le prestazioni ricevute, in quanto prive di causa, secondo i noti principi sulla ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c.

Pertanto, il promissario acquirente cui sia stato consegnato anticipatamente il bene promesso in vendita, non solo deve restituirlo al promittente alienante, ma deve anche corrispondere a quest’ultimo i frutti per l’anticipato godimento dello stesso.

Questo quanto ribadito dalla Corte di Cassazione con il provvedimento n. 24325/17. L’obbligo di restituzione delle prestazioni ricevute trova ragion d’essere nel venir meno della causa giustificatrice delle prestazioni già eseguite, e ciò a prescindere dall’imputabilità dell’inadempimento.

La pronuncia di risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare fa, dunque, sorgere in capo all’acquirente “l’obbligo di corrispondere alla controparte . che ne abbia fatto espressa richiesta – l’equivalente pecuniario dell’uso e del godimento del bene per il relativo periodo”. E ciò vale anche nell’ipotesi in cui non vi sia stata alcuna percezione di frutti. L’acquirente, infatti, avendo detenuto il bene senza pagare alcun corrispettivo, deve “tenere indenne il proprietario della perdita della disponibilità del bene stesso, la cui natura è normalmente fruttifera.”

La pronuncia in oggetto, infatti, sganciando l’effetto restitutorio dall’inadempimento ha considerato il reddito che il proprietario avrebbe tratto se il bene fosse rimasto nella sua disponibilità e, correttamente, ha fatto riferimento al canone locatizio di mercato.

Cass., Sez. II Civ., 16 ottobre 2017, ordinanza n. 24325

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

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