Leasing: quello che accade se i vizi del bene emergono dopo la consegna

In punto di diritto va rilevato che certamente l’operazione negoziale atipica denominata “leasing” si caratterizza per la presenza di due distinti contratti tra loro collegati e cioè il contratto di vendita o fornitura del bene, stipulato fra la società di leasing/concedente e il fornitore, scelto dall’utilizzatore, e il contratto di locazione finanziaria, stipulato fra la concedente e l’utilizzatore. Gli effetti di tale collegamento negoziale non sono tuttavia, nel caso di specie, quelli invocati dalla parte attrice. In ordine all’eccezione di inadempimento e all’azione risarcitoria svolte in questo giudizio va, infatti, osservato che la disciplina pattizia del leasing, che la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto meritevole di tutela poiché coerente con le modalità con cui viene scelto il bene, prevede che la responsabilità del fornitore per eventuali vizi del bene che emergano dopo la consegna possa essere fatta valere direttamente dall’utilizzatore (che può ottenere dal fornitore il risarcimento del danno), e che in nessun caso i vizi possano giustificare il mancato pagamento dei canoni nei confronti della concedente”.

Questo è quanto deciso dal Tribunale di Milano con la recentissima sentenza n. 10011, pubblicata in data 06.10.2017 e intervenuta a definizione di un giudizio durato anni, relativo ad un contratto risalente al 2004.

Si tratta di una prospettiva condivisibile: l’iter argomentativo, infatti, poggia sulla disciplina pattizia “che la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto meritevole di tutela poiché coerente con le modalità con cui viene scelto il bene”.

La soluzione, dunque, ruota attorno al primo principio di ermeneutica contrattuale e, pertanto, il perno del sistema continua ad essere la volontà delle parti.

In definitiva, trasfusa nel regolamento negoziale la volontà delle parti nel senso che “la responsabilità del fornitore per eventuali vizi del bene che emergano dopo la consegna possa essere fatta valere direttamente dall’utilizzatore (che può ottenere dal fornitore il risarcimento del danno), e che in nessun caso i vizi possano giustificare il mancato pagamento dei canoni nei confronti della concedente”, non è più possibile configurare un’ipotesi di collegamento tra il contratto di compravendita e quello di locazione finanziaria.

Peraltro, precisa il Tribunale, “La circostanza che l’attrice abbia sostanzialmente dichiarato in giudizio, mediante tale contestazione, di essere disponibile alla riconsegna non vale a privare di efficacia l’ingiunzione di consegna, poiché non è sufficiente dichiarare di essere disponibili ad adempiere ad una obbligazione di consegna perché l’obbligazione si consideri adempiuta, essendo invece necessario eseguire concretamente la prestazione o, nel caso di mancata collaborazione del creditore, farne offerta con le formalità previste dagli artt. 1206 e ss. c.c.”.

Tribunale di Milano, 06 ottobre 2017, n. 10011

Francesco Concio – f.concio@lascalaw.com

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