Ddl fallimenti: “una svolta epocale”

È stato questo il commento del Ministro della Giustizia Orlando a conclusione dell’iter parlamentare che ha visto, da ultimo, l’approvazione in Senato del Ddl sui fallimenti e la delega al governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza.

Il testo, approvato con 172 voti favorevoli, 34 contrari e zero astenuti, introduce importanti novità ad un assetto normativo risalente al 1942, definito dallo stesso Ministro Orlando come un “meccanismo distorto che ha macinato in questi anni molte risorse sia imprenditoriali che di beni materiali”.

Tra le novità, senza dubbio rilevante è la sostituzione del termine “fallimento” (e di conseguenza la rimozione dell’appellativo “fallito”) con la locuzione “liquidazione giudiziale”, con l’espressa indicazione di adeguare dal punto di vista lessicale anche le relative disposizioni penali, fermo restando, ovviamente, il mantenimento delle stesse.

Di sicuro interesse pratico è l’introduzione di procedure di allerta e di composizione della crisi, di natura non giudiziale. Trattasi di una fase preventiva attivabile sia dal debitore che dal tribunale su segnalazione dei creditori pubblici. A tal fine, all’art. 4, n. 1, lett. b) del disegno di legge è prevista l’istituzione presso ciascuna camera di commercio di un apposito organismo che assista il debitore nella composizione della crisi. Tale organismo ha la facoltà di nominare un collegio di tre esperti: uno designato dal presidente della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale, uno dalla camera di commercio, uno da associazioni di categoria. Viene così attribuita alla predetta istituzione, su istanza del debitore, la competenza ad addivenire ad una soluzione della crisi concordata tra il debitore e i creditori entro il termine massimo di 6 mesi. Non dissimile è la procedura attivata d’ufficio. L’eventuale esito negativo della fase di allerta viene pubblicato nel registro delle imprese.

Allo stesso tempo, sono previste misure premiali, sia di natura patrimoniale sia in termini di responsabilità personale, in favore dell’imprenditore che ha tempestivamente attivato l’allerta o che si è avvalso di altri istituti per la risoluzione concordata della crisi. Dalla procedura di allerta restano escluse le società quotate e le grandi imprese.

Ulteriori novità rilevanti concernono i poteri del curatore, decisamente rafforzati. Nello specifico, sarà affidata proprio al curatore, anziché al giudice delegato, la fase di riparto dell’attivo tra i creditori; egli, inoltre, potrà promuovere personalmente azioni giudiziali spettanti ai soci o ai creditori sociali.

La liquidazione giudiziale sarà vista in ogni caso come extrema ratio, allorché la priorità verrà data alle proposte che assicurino la continuità aziendale, purchè funzionali al miglior soddisfacimento dei creditori.

Non di poco conto anche quanto previsto all’art. 2, n. 1, lett. l), ove è rafforzata la volontà di “ridurre la durata e i costi delle procedure concorsuali, anche attraverso misure di responsabilizzazione degli organi di gestione e di contenimento delle ipotesi di prededuzione con riguardo altresì ai compensi dei professionisti, al fine di evitare che il pagamento dei crediti prededucibili assorba in misura rilevante l’attivo delle procedure”.

Infine, nel disegno di legge all’art. 3, viene regolata una procedura più organica e unitaria per la trattazione della crisi e dell’insolvenza dei gruppi di imprese. Inoltre, vengono incentivati gli accordi di ristrutturazione del debito, ed a tal fine viene messa in risalto la necessità di ridurre o eliminare il limite del 60% dei crediti per l’omologa del relativo accordo. Viene altresì riordinata la disciplina del concordato preventivo, prevedendo l’ammissibilità del concordato liquidatorio, nel solo caso in cui sia previsto l’apporto di risorse esterne che aumentino in misura apprezzabile la soddisfazione dei creditori.

La parola passa così, ancora una volta, al Governo che avrà a disposizione dodici mesi per adottare i decreti legislativi attuativi necessari per rendere operativa la riforma.

Ottavio Continisio – o.continisio@lascalaw.com

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