Procedimento obbligatorio di mediazione: nessuna deroga per l’introduzione

Un recentissimo intervento della Corte di Cassazione si esprime sul peso e sulla validità delle ordinanze pronunciate in giudizio per l’esperimento del tentativo di mediazione.

Come unico motivo del ricorso, parte ricorrente denunciava la falsa applicazione degli artt. 136, 156 e 176 c.p.c. assumendo che, ai fini della conoscenza del termine per l’introduzione della procedura di mediazione, la relativa ordinanza avrebbe dovuto essere comunicata alle parti a mezzo biglietto di cancelleria non potendo ritenersi sufficiente la presunzione di conoscenza sancita dall’art. 176 c.p.c. Dall’omessa comunicazione era conseguita, nel frangente, la mancata instaurazione della mediazione e, di qui, la dichiarazione di improcedibilità del giudizio.

Sul punto la Corte si pronuncia con nettezza concludendo per l’infondatezza della pretesa. Infatti l’art. 176 c.p.c. è chiaro nel sancire che le ordinanze pronunciate in udienza si ritengono conosciute dalle parti presenti e da quelle che dovevano comparirvi, mentre quelle pronunciate fuori dall’udienza sono comunicate a cura del cancelliere.

Nel procedimento curato dalla Cassazione si legge: “atteso che la comunicazione assolve la funzione, giusta il disposto dell’art. 136 c.p.c. comma 1, di dare notizia alle parti dell’avvenuta emissione di un provvedimento, in caso di ordinanze pronunciate in udienza (e riprodotte nel relativo verbale) il legislatore ha reputato parificata all’effetto di conoscenza cui è teleologicamente finalizzata la comunicazione del cancelliere la partecipazione (effettiva o anche soltanto potenziale ma doverosa) delle parti all’udienza in cui l’ordinanza stessa viene pronunciata dal giudice.”

Più precisamente ancora: “con la percezione (nel caso di parte presente in udienza) o con la possibilità della percezione (nel caso di parte inosservante al dovere di presenziare all’udienza) si realizza, pertanto, la conoscenza legale dell’ordinanza, senza necessità di un (evidente superfluo) ulteriore avviso ad opera del cancelliere, anche quando la lettura dell’ordinanza sia avvenuta all’esito di ritiro del giudice in camera di consiglio (Cass. 09.05.2007 n. 10539).”

Al riguardo, la Corte individua nel giorno della pronuncia dell’ordinanza il dies a quo di decorrenza del termine per il compimento di attività poste a carico delle parti con le ordinanze rese in udienza.

Nel caso in esame è stato precisato che il meccanismo di conoscenza dell’ordinanza pronunciata in udienza tipizzato dall’art. 176 c.p.c. comma 2 opera ad ogni effetto di legge e senza alcuna distinzione; non si ravvisa nella disposizione alcuna deroga del dies a quo di introduzione del procedimento obbligatorio di mediazione.

Cass., Sez. III, 13 giugno 2017 n. 14635

Gabriele Stefanucci – g.stefanucci@lascalaw.com

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