Non sempre il proprietario risponde per le immissioni illegittime

L’azione volta ad accertare l’illegittimità delle immissioni e la realizzazione delle modifiche strutturali volte a farle cessare è distinta dall’azione di responsabilità ex art. 2043 c.c., finalizzata ad ottenere il risarcimento del danno di natura personale.

La domanda di natura risarcitoria, infatti, va proposta nei confronti dell’autore del fatto illecito, secondo i criteri di imputazione della responsabilità, ovvero il dolo o la colpa, e nei confronti del custode sulla base del rapporto di custodia ex art. 2051 c.c.

La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 16407/2017, ha sancito che quando le immissioni intollerabili provengano da un immobile condotto in locazione, la responsabilità aquiliana per i danni cagionati può essere imputata al proprietario “solo se il medesimo abbia concorso alla realizzazione del fatto dannoso, e non già per aver omesso di rivolgere al conduttore una formale diffida ad adottare gli interventi necessari ad impedire pregiudizi a carico di terzi”.

La sola circostanza di essere proprietario, anche se consapevole, non basta, dunque, a rendere quest’ultimo responsabile ai sensi dell’art. 2043, ma deve esserci un apporto causale al fatto dannoso.

Cassazione, Sez. II Civile, 04/07/2017, n. 16407 (leggi la sentenza)

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

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